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Breve storia per uno spazio vuoto.
Lo spazio vuoto era un tipo all’antica. Sognava di diventare un grande romanzo, magari esistenzialista, contorto, dal finale aperto. Disprezzato dal pubblico, osannato dalla critica. O viceversa. Non era il caso di fare i preziosi, almeno per adesso. Sognava una saga, due adattamenti cinematografici e un controverso musical che avrebbe indignato i puristi. 

Sentì sghignazzare. “Io ero una nota a piè di pagina, dico una nota a piè di pagina, cosa da  ibidem, parafrasi, da dotte citazioni, e guarda come sono finito”. Disse un banner poco distante, che reclamizzava controvoglia trapianti di capelli. “Tu sei un Widget, Un Widget – barra laterale, per l’esattezza. 
Lo spazio vuoto rimase perplesso “Un Uigget?” ripeté. “Praticamente, non servi a niente, ma come spazio vuoto sei bruttino, quindi ci mettono una scemenza qualsiasi, giusto per riempirti. Mi dispiace, ma hai la stessa dignità letteraria delle "modalità di cottura". 

Disintegrati i sogni di gloria in un attimo lo spazio vuoto si ritrovò a pregare. Pregò disperatamente. Fece appello a Calliope, al consesso di muse, vati, padri, madri e cugini della Lingua, perché non venisse violata la sua bianca innocenza. Se questo era il suo destino allora meglio vuoto, meglio muto. "Pietà" implorava, "Tutto tranne un Uigget".

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